Questo è un blog non ufficiale, nato esclusivamente dall'amore e dalla stima verso il giocatore che ha riacceso la mia passione per il basket.
La sua dedizione verso questo sport, il suo lavoro indefesso senza mai risparmiarsi e l'assoluta umiltà fanno di lui un vero campione.
Che non fa rumore ma scalda il cuore di chi ama questo gioco.
Grazie Baso.

martedì 14 luglio 2009

[2005] Finale scudetto da "instant replay" - gara 4

16 giugno 2005 - FINALE GARA 4 - Armani Jeans Milano vs Climamio Bologna 65-67 - da Jarring.it

BASILE 9: Il grande! Quando un giocatore, anzi, un Campione lo si riconosce prima di tutto dal coraggio, dall’altruismo e dalla fantasia. Il Baso “Capitano, mio Capitano” della Fortitudo, un uomo di quelli che la palla a spicchi ce l’hanno prima nel cuore e poi tra le mani. Coi tiri “ignoranti” e quel carisma da vero leader, ha trascinato la squadra per tutta la stagione, caricandosela spesso e volentieri sulle spalle come in questa serie finale, e rispetto al 2000 questo scudetto l’ha vinto da protagonista.

"Ero in trance, pensavo fossimo pari, eppure ho avuto la freddezza di accorgermi che avevo tre uomini addosso e di alzare la testa per servire Ruben libero. Non ho voluto deliberatamente fare tirare lui, semplicemente era l’unico che poteva ricevere la palla in quel momento. Difficile costruire un tiro più logico di così.."
Parole schiette, disincantate. Come quelle con cui due anni fa lanciò la sfida all’invincibile Benetton di Messina coniando con notevole lucidità la locuzione dei “tiri ignoranti”: la guerra la perse, ma nello stesso tempo modellò sulla sua figura di play-guardia uno spessore caratteriale che in pochi sospettavano.
Ma quale è stato il vero segreto di questo trionfo, ammesso che ci sia?
"Penso che la nostra vera forza sia stata quella di crescere progressivamente
come gruppo mentre la stagione avanzava. All’inizio giocavamo divinamente, in preda all’entusiasmo, poi l’incanto si è rotto perché era impossibile continuare su quel ritmo. Eppure siamo venuti fuori alla grande, con grinta e determinazione. Il coach ha sicuramente molti meriti in proposito."
Come ogni buon capitano, mitiga gli entusiasmi che ribollono pericolosamente intorno ai tre uomini del futuro:

"I nostri tre giovani sono forti, tuttavia credo debbano restare qui ancora 3-4 anni prima di pensare alla NBA. Là nessuno ti regala nulla, devi guadagnarti tutto, a meno che tu non sia Michael Jordan…Meglio maturare ancora po’ qui, tra campionato ed Eurolega."
Poi spegne definitivamente la provocatoria opinione di chi lo vedrebbe in NBA:
"La mia dimensione è qui, e qui solamente. Non penso che sia tanto una
questione tecnica, quanto fisica: là mi devasterebbero…"

Fortitudo Bologna: scudetto da "instant replay" La Climamio espugna Milano 67-65 grazie ad un tiro da tre di Ruben Douglas, convalidato dagli arbitri dopo aver rivisto l'azione per tre volte alla moviola.

Roma, 17 giugno 2005 (Ansa) - La Climamio Bologna si aggiudica 3-1 una tiratissima serie finale contro l'Armani Jeans Milano e conquista il suo secondo scudetto. L'epilogo è giunto in un palazzetto stracolmo - 12.000 gli spettatori - tutti appesi al fischio arbitrale che dopo aver visionato per tre volte la moviola, grazie all'utilizzo dell'instant replay ha convalidato il canestro da tre di Ruben Douglas che ha dato vittoria, 67-65, e tricolore agli uomini di Repesa. La Fortitudo supera anche il taboo che la vedeva sempre in finale e molto spesso sconfitta, superando in trasferta l'Olimpia, giunta in modo inatteso a giocarsi le proprie chances a fil di sirena. A tenere a galla il match è stato l'ingresso in campo di Sasha Djordjevic: il play serbo, in lacrime dopo l'epilogo e sommerso da 2' di applausi, con i suoi 17 punti, è il miglior marcatore del match. Sembra di essere al PalaDozza perchè l'inizio della Climamio è di quelli troppo veloci per l'Armani con un 9-0 in poco più di 2' grazie alle gambe molli di Milano bloccata dalla tensione. Ci pensa però Gigena a dare punti e fiducia a Milano che si riavvicina fino a quando non entra proprio Djordjevic: il play serbo fa quello che nessuno si aspetta e cioè corre più degli altri, segna 9 punti in fila e da il via a un parziale di 13-0 che porta l'Armani sul +8. Bologna resta a guardare, cercando solo ed esclusivamente il tiro da tre che non entra più e si dimentica che sotto canestro è ben più forte. Non appena ritorna a correre e a servire i lunghi è un'altra partita e la Climamio fa quello che vuole: l'ennesimo parziale di una partita schizofrenica è di 13-0 per gli ospiti che vanno così all'intervallo in vantaggio sul 35-32, nonostante il 4/16 da tre, bilanciato dal 67% da due punti. Milano riesce comunque a impostare la partita sui suoi ritmi, ma non riesce mai a chiuderla nonostante le magie di Djordjevic che però non ha un solo compagno che gli tolga un pò di peso in attacco. Il punteggio è inchiodato sul 61-61 a 2' dalla fine e si segna poi solo dai liberi fino alla pazzesca tripla di Douglas: l'Armani va sopra di due, ma Blair commette ancora due errori dalla linea per uno 0/6 complessivo che peserà tantissimo. Anche Douglas sbaglia un libero e Milano ha un punto di vantaggio e palla in mano a 30'' dalla fine. Calabria però tira sul ferro e quando la palla esce dalle mani di Douglas per il tiro della disperazione, la sirena sembra già suonata, ma l'instant replay stabilisce che il tiro da 3 dell'americano è buono e può iniziare così la festa della Fortitudo. Finisce con Jasmin Repesa in lacrime, con capitan Basile votato Mvp delle finali, con Bologna che si gode uno scudetto meritato e sofferto. Onore anche all'Armani che, con una squadra decisamente meno forte, è arrivata fino alla fine e ha reso la vita difficile alla Climamio.


GIANLUCA BASILE, IL NUOVO BARONE - di Gianfranco Lelli

E’ appena finita gara quattro. La sirena ha suonato, la retina s’è gonfiata, ma intorno a te c’è solo il silenzio. Si guarda verso il tavolo degli arbitri, dove su un lato è situata la postazione dell’instant replay. Tu sei a metà campo, giri e guardi attonito verso i due uomini in grigio che confabulano loscamente. Nella tua testa mille pensieri, o forse nessuno. La sfortuna, ancora una volta quella maledetta che mi vuol privare della vittoria. Non ti dai pace, cammini nervoso e ti mordi la maglia. Allora, quanto ci mettete? Abbiamo perso? E invece no! La tripla di Douglas è valida, abbiamo vinto lo scudetto. Una gioia immensa, la gente è in campo, Repesa piange, Zoran è impazzito e tu Capitano crolli a terra, sfinito, esausto, ridotto ai minimi termini, dopo una settimana d’inferno dove di notte non dormivi per la tensione, e lo stomaco si era stretto fino a farti perdere cinque chili. Poi gli avversari, che t’avevano battezzato come l’uomo da fermare a qualsiasi costo, con ogni mezzo, anche non lecito. E’ stata una battaglia, Gelsomino aveva ragione, così come aveva ragione nel dire che tu, i tuoi compagni di squadra, tutta la Fortitudo, meritavate questo scudetto. Gianluca Basile, in quella fotografia dove a terra quasi esanime, viene abbracciato da Abele Ferrarini, è il simbolo dello Spirito Fortitudo, il “Barone” moderno, il Capitano su tutti, il numero uno. Non lo dicono le cifre, ma quello che tu Baso hai dato fin da settembre a questa squadra, dopo la cavalcata di Atene anche lì trionfale. Oggi sei il mito per questa società. Un sol coro a decretare la tua santità in Fortitudo. Anche il Presidente Seràgnoli, nella scala dei valori, ti ha eguagliato a Gary Schull. Hai già scritto la storia a Bologna, e questa volta è ancor più il tuo scudetto, quello da Capitano, quello dove la Coppa l’hai alzata per primo tu, e da protagonista indiscusso. Hai fatto tanta strada per arrivare dove sei oggi. Un viaggio lungo chilometri partendo dalla tua Ruvo di Puglia, dall’azienda agricola della tua famiglia, dove alla mattina ci si alzava presto per andare nei campi, e i panieri che vedevi non erano quelli dove gettare dentro la palla a spicchi. Sei approdato a Reggio Emilia, e finalmente in Fortitudo, voluto fortemente dopo quei playoff dove all’Aquila hai fatto prendere un bello spavento con la tua Reggiana. Nel mezzo, però, anche un pensiero alla Virtus, ma forse intuivi che al di qua del fiume Reno, con meno titoli e meno Coppe, avresti, comunque, vinto di più. Qualcuno diceva: l’importante non è avere ma essere. Ecco, tu hai scelto l’essere, il sentirsi fortitudini dentro, per sempre. Bologna e i suoi portici, in un baleno l’altra notte, quando si è capito di aver vinto, si sono riempiti di colori, in un festival di emozioni ed energia indescrivibili. Tu sei stato il più osannato, il più cantato, il più cercato, il primo a scendere la scaletta del pullman al ritorno da Milano. Durante il viaggio un saluto ai tuoi amici, a tua moglie Nunzia, una grande donna al fianco di un grande uomo, raccontando l’incredibile che diventa realtà, di quel calcio alla sfiga, nato da un tuo rimbalzo e un tuo passaggio. Anche a Charly hai telefonato, altro tuo grande maestro di vita. L’uomo del primo scudetto, di un bronzo Europeo vinto coi cerotti e un argento olimpico, altro successo inaspettato. Senza dimenticare che sempre tu, con l’azzurro sul petto, hai preso a sberle gli americani, gli stessi che ti snobbano quando vengono a vedere le partite a Bologna. Ma in fondo meglio così, perché ormai appartieni a questa città. Per te mezza Bologna è rimasta in piedi l’altra notte. Con te mezza Bologna è in debito. In te mezza Bologna vede il simbolo di questa squadra, nata tra quattro mura e un campo in terra battuta a pochi metri da dove ora, invece, sorge il PalaDozza, con un sogno che oggi è ritornato ad essere realtà. La tua carriera è iniziata qui, e qui terminerà. Ma prima c’è da raccontare ancora altre partite, altre vittorie, e chissà altri scudetti. La tua Ruvo ti aspetta, ma non ha fretta di riabbracciare il cavaliere di Atene.

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