Questo è un blog non ufficiale, nato esclusivamente dall'amore e dalla stima verso il giocatore che ha riacceso la mia passione per il basket.
La sua dedizione verso questo sport, il suo lavoro indefesso senza mai risparmiarsi e l'assoluta umiltà fanno di lui un vero campione.
Che non fa rumore ma scalda il cuore di chi ama questo gioco.
Grazie Baso.

sabato 18 luglio 2009

30/09/08 - Fortitudo vs Barca - il ritorno del Baso nell'amichevole di mercoledì

Il ritorno di Basile: 'Non cancello i miei 6 anni alla Fortitudo'

- La Repubblica -

Non c'è riuscita l'Eurolega, perché l'urna ha sempre tenuto lontane Barcellona e Fortitudo. E non c'è riuscito il mercato, pur mettendo sul piatto la forza dei miliardi d'un volta, al punto che l'offerta migliore è rimasta nel cassetto.
EEd era quella biancoblù. Ma Zoran Savic non è riuscito a riportare a casa Basile tre anni dopo averlo scippato alla Effe. Ci fosse riuscito, forse l'amichevole di questo mercoledì non si sarebbe fatta. E allora, se l'evento è la presentazione ai tifosi di una Fortitudo intrigante, il sottoclou è il ritorno di Basile al PalaDozza, da avversario. Ossia, la bandiera d'una volta, il ragazzo divenuto campione, nato dal nulla se non dalla fatica, l'uomo dei tiri ignoranti, il giocatore in cui nel primo lustro del 2000 si sono riconosciute la Fortitudo e la stessa Nazionale. La storia del tira e molla estivo è nota, l'amichevole non aggiungerà nulla se non l'atmosfera ancora ambigua nella quale il campione, che tale è al di là dei colori che veste, sarà accolto. A tanti non piacquero ne l'addio ne il mancato ritorno. La maggioranza del popolo biancoblù non ha però dimenticato quanto, insieme, s'è sofferto e gioito. In palio stavolta non c'è nulla, se non le emozioni.
«Quel che sarà accetterò, la gente è libera di fare quel che si sente. Io penserò solo a quel che abbiamo fatto assieme. 5 anni e mezzo in cui mi sono dato per la Fortitudo. Mi piacerebbe che la gente lo ricordasse», dice lui.

La partita sarà solo un accessorio di una serata lunga, per lei.
«E ' vero che non c'è nulla in palio, ma nessuno vorrà fare brutta figura. Noi abbiamo già perso la finale della Liga Catalana, in casa contro Badalona, e la semifinale di Supercoppa col Tau. Per questo noi saremo costretti a giocare una partita vera. E' pure l'ultima prima dell'inizio del campionato».

Torna, a Bologna, e dice: sono a casa.
«Sicuramente Bologna lo è più di Barcellona, ma non rinnego le origini a Ruvo di Puglia. Sono terrone e ne vado fiero».

Avesse due ore libere, dove andrebbe e a salutare chi?
«Quando passo per Bologna una tappa è sempre la sede della Fortitudo. Quanto agli amici, mi organizzo per non scontentare nessuno. E poi un salto a casa: l'ho comprata nell'aprile 2005 e ci avrò dormito tre volte».

Si pensava che sarebbe tornato. Per amore, una volta ricco dal Barca. E' successo il contrario: offriva di più Bologna, lei è rimasto là.
«Sono rimasto perché han fatto valere l'opzione. Ho sempre detto che mi sarei rimesso alle decisioni del club e Zoran l'ha rispettato. Quando si mosse, la sua offerta più alta fu una conseguenza della mia decisione di accettare una riduzione di stipendio. Sentivo di non aver ripagato il Barcellona per gli sforzi fatti per portarmi là e per quanto ricevuto in questi tre anni. A fine trattativa ho ringraziato Zoran e il presidente Sacrati della loro proposta, ma io non ho mai cambiato la parola data e per questo hanno capito».

Quanto ha inciso la sua famiglia nella decisione?
«Ascolto sempre il parere di mio padre, mia moglie, mio suocero, i miei fratelli e anche gli amici più cari. Ma quando si tratta della squadra scelgo da solo, è roba troppo personale. In questo caso non c'è stato nulla da decidere: il gioco lo guidava il Barca».

Non pensa che l'idea del suo ritorno sia un po' inflazionata? Del tipo che Basile, tornando in Italia, 'deve' tornare alla Fortitudo? E che la Fortitudo 'deve' prenderla?
«E' il frutto del grande lavoro fatto assieme dal '99 al 2005. Ma il fatto che si continui ad accostare Basile alla Fortitudo non mi dispiace, anzi. Sia chiaro che se un giorno dovessi tornare non lo farò per aspettare la pensione, ma per giocare 40' e cercare di vincere».

Ha comunque un 1+1, ma stavolta non parlerà del suo futuro a metà luglio.
«Entro 10 giorni dalla fine del campionato potrò scegliere se restare o andare via, pagando una penale. Se invece la mia decisione sarà quella di rimanere, il Barcellona avrà 10 giorni di tempo per confermarmi o lasciarmi libero».

Ci racconti di questo nuovo Barcellona.
«Siamo un'ottima squadra. Forse ci manca un pivot di peso, ma gli avversari dovranno fare i conti con due lunghi atipici come Liyasova ed Andersen. Come esterni siamo messi bene, col ritorno di Navarro e con Barton. Non soffriremo più le ali piccole di stazza».

Il rientro di Navarro che impatto ha avuto, sulla squadra e fuori?
«L'anno scorso facevamo fatica a segnare 60 punti, ora li facciamo alla fine del terzo quarto. Fuori dal campo è un idolo per tutti, grazie anche ai successi con la nazionale, l'unica squadra capace di farti fare il vero salto di notorietà».

Com'è cambiato il suo ruolo con lui in squadra?
«Sono passato in seconda linea, ma è normale. Dovrò guadagnarmi i minuti, fare il lavoro sporco, difendere sulla guardia più pericolosa e trovare i miei tiri. Un'altra scommessa da vincere, con umiltà».

Com'è coach Pascual?
«Ha già dimostrato lo scorso campionato di poter guidare il Barca, i due anni e mezzo da vice di Ivanovic gli sono serviti per capire come si lavora a questi livelli. Ha solo 36 anni ma ha carattere da vendere».

Qui in Italia Scariolo libero è considerato una minaccia per Pasquali. E a Barcellona?
«Gli allenatori sono sempre sulla graticola, specie quelli d'un grande club. Ma qui non è come in Italia. E' difficile che cambino a metà stagione, credono molto nei progetti costruiti in estate. Nessuno ha mai vinto cambiando coach a metà anno».

A questa stagione chiede le vittorie che non ha avuto?
«Il sogno sarebbe l'Eurolega ma purtroppo non siamo soli. Al Barca si gioca per vincere tutto, non per partecipare».

Stefano Valenti

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